La parità di genere è inserita tra i principali obiettivi da tutte le principali istituzioni internazionali, come ONU e Unione Europea, e nazionali, basti pensare al fatto che la parità di genere è uno dei tre obiettivi trasversali del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. IDEM nasce nel 2020 con la missione di dare un contributo effettivo alla riduzione delle diseguaglianze di genere nelle organizzazioni, attraverso l’IDEM Index, una metrica specifica, scientificamente validata, in grado di rappresentare il livello effettivo di gender equality.
Alcuni dati sulla parità di genere nel mondo del lavoro
Il 10 dicembre 2024 è stata pubblicata l’ultima edizione del Gender Equality Index, elaborato annualmente dallo European Institute for Gender Equality (EIGE) a partire dal 2013 e che quest’anno giunge dunque alla sua 9ª edizione. L’indice sintetizza in un unico dato il livello di parità di genere raggiunto dai 27 Stati Membri dell’Unione Europea, restituendo un’analisi di performance complessiva misurata attraverso la combinazione di 31 indicatori, a loro volta aggregati in 14 variabili, poi raggruppate in sei dimensioni: Lavoro, Denaro, Conoscenza, Tempo, Potere e Salute. La maggior parte dei dati utilizzati per la costruzione dell’Indice del 2024 fa riferimento all’anno 2022 e proviene da elaborazioni statistiche portate avanti da Eurostat, Eurofound e EIGE stesso.
Il ranking è ancora una volta capeggiato dalla Svezia, Paese che, ogni anno fin dalla prima edizione del Gender Equality Index, si conferma in testa alla classifica e che per il 2024 ha ottenuto uno score di 82 punti. Il podio è completato da Danimarca e Paesi Bassi, a pari merito al secondo posto, mentre nella top 6 si aggiungono Spagna (al quarto posto), Belgio e Francia (a pari merito in quinta posizione). La media europea si attesta a 71 punti, con un incremento di 0,8 punti rispetto al 2023. I Paesi cresciuti maggiormente nell’ultimo anno sono Malta, Cechia, Lituania e Polonia, i quali hanno guadagnato almeno 1,5 punti rispetto alla precedente rilevazione. L’Italia, con un punteggio di 69,2, è il 10° Paese con il miglioramento più importante (1 punto in più rispetto al 2023), e si colloca al 14° posto, perdendo una posizione rispetto al 2023, superato da Malta. Nella Tabella 1 sono riassunti i risultati dell’Italia comparati con la media europea e le differenze di punteggio rispetto all’anno precedente.
Tabella 1 – Punteggio e ranking dell’Italia rispetto alla media europea (EU-27) per dimensione
| Dimensione | Punti Italia 2024 | Ranking e differenza rispetto al 2023 | Gap IT-EU 2024 | Gap IT-EU 2024 vs 2023 |
|---|---|---|---|---|
| Totale | 69,2 pt | 14° (-1) | -1,8 pt | +0,2 pt |
| Lavoro | 65,5 pt | 27° (=) | -8,7 pt | +0,1 pt |
| Denaro | 80,6 pt | 14° (=) | -2,8 pt | -0,5 pt |
| Conoscenza | 61,0 pt | 14° (-1) | -3,2 pt | -0,4 pt |
| Tempo | 67,4 pt | 12° (=) | -1,1 pt | = |
| Potere | 66,5 pt | 11° (=) | +5,1 pt | +1,5 pt |
| Salute | 89,3 pt | 9° (=) | +0,7 pt | = |
I dati dimostrano che l’avvicinamento del punteggio dell’Italia alla media europea prosegue, sebbene a un ritmo decisamente più lento rispetto al 2023, segnando una battuta d’arresto nel processo di convergenza. Lo scorso anno, infatti, il nostro Paese aveva registrato un significativo recupero, pari a 1,6 punti complessivi, mentre quest’anno l’avanzata si ferma a soli 0,2 punti. Guardando alle singole dimensioni, per il secondo anno consecutivo, si nota come i risultati dell’Italia superino quelli della media europea solamente nelle dimensioni Potere e Salute, senza però guadagnare posizioni in classifica, segno che gli altri Paesi migliorano ad un tasso pari o superiore rispetto al nostro. La dimensione Potere è l’unica in cui il punteggio dell’Italia registra un incremento significativo rispetto alla media degli Stati membri, grazie soprattutto all’ottima performance in indicatori come la percentuale di membri femminili nei consigli di amministrazione di emittenti pubbliche e il buon bilanciamento di genere nei consigli di amministrazione delle principali società quotate. Questo risultato deve però tenere conto di più fattori. Innanzitutto, il dato relativo alle emittenti pubbliche fa riferimento al CdA della Rai del 2022, scelto dalla precedente legislatura, che aveva raggiunto la perfetta parità ma che è stato ormai superato: con il rinnovo delle cariche a settembre 2024, la presenza di donne è scesa al 30%. È quindi probabile che questo indicatore mostri un peggioramento nel prossimo aggiornamento dell’indice. Il risultato positivo per i consigli di amministrazione delle aziende quotate, è invece influenzato dall’obbligo legislativo imposto dalla Legge Golfo-Mosca, che prevede almeno il 40% di rappresentanza del genere meno rappresentato e che ha aumentato, sì, la presenza di donne negli organi di governo ma non ha assicurato loro ruoli esecutivi. Anche volendo valutare positivamente il dato aggregato del dominio Potere andando oltre queste considerazioni, non si può ignorare il peggioramento nella sotto-dimensione legata al potere politico. In questo ambito, l’Italia registra risultati inferiori rispetto alle medie europee: solo il 30% di donne alla guida dei ministeri (contro il 35% a livello europeo), il 34% nella composizione dell’emiciclo parlamentare (in linea con il 33% europeo), e appena il 24% nei consigli comunali e regionali, a fronte del 31% della media UE. Questi numeri evidenziano un divario significativo, soprattutto a livello locale, una criticità che andrebbe affrontata con urgenza.
C’è poi la dimensione Lavoro, che continua a rappresentare uno dei principali punti deboli per l’Italia, che, nonostante il passare degli anni, rimane in ultima posizione, con un divario pressoché invariato rispetto alla media degli Stati membri. La prima sotto-dimensione relativa al Lavoro è quella della partecipazione al mercato del lavoro, dove l’Italia registra il punteggio più basso tra gli Stati membri (70 punti contro gli 83,3 della media europea, come mostrato in Tabella 2). La seconda sotto-dimensione, che misura la segregazione e qualità del lavoro, mostra un divario meno marcato rispetto alla media europea (61,4 punti per l’Italia contro i 66,1 della media UE, come evidenziato in Tabella 3). Tuttavia, anche in questo caso l’Italia mantiene la stessa posizione del 2023, superando solo Cechia, Polonia, Bulgaria, Slovacchia e Romania.
Tabella 2 – Risultati comparati dell’Italia con la media europea e dei Paesi del sud Europa[1] negli indicatori di partecipazione al mondo del lavoro
| Paese/Zona | Gap nel tasso di occupazione Full Time Equivalent | Gap nella durata della vita lavorativa |
|---|---|---|
| Italia | 20,1pp (32,3% F vs 52,4% M) | 8,9 anni (27,6 F vs 36,5 M) |
| Media EU-27 | 14,9pp (43,5% F vs 58,4% M) | 4,4 anni (34,2 F vs 38,6 M) |
| Media Sud Europa | 15,9pp (38,5% F vs 54,4% M) | 6,1 anni (31,2 F vs 37,3 M) |
| Italia vs EU-27 | 5,2pp | 4,5 anni |
| Italia vs sud Europa | 4,2pp | 2,8 anni |
[1] Cipro, Croazia, Grecia, Italia, Malta, Portogallo, Slovenia e Spagna. Il punteggio complessivo dei Paesi del Sud Europa è stato calcolato ponderando i risultati dei singoli Paesi per la loro popolazione.
Tabella 3 – Risultati comparati dell’Italia con la media europea e dei Paesi del sud Europa negli indicatori di segregazione e qualità del lavoro
| Paese/Zona | Gap nel tasso di occupazione nei settori female-dominated | Gap nella possibilità di conciliare lavoro e impegni familiari | Gap nel Career Prospect Index |
|---|---|---|---|
| Italia | 18,9pp (26,0% F vs 7,1% M) | 8pp (26,9% F vs 34,9% M) | 3,8pp (51,9 F vs 55,7 M) |
| Media EU-27 | 21,9pp (30,2% F vs 8,3% M) | 8,2pp (29,0% F vs 37,2% M) | 1,6pp (61,5 F vs 63,1 M) |
| Media Sud Europa | 19,0pp (26,5% F vs 7,5% M) | 5,8pp (30,9% F vs 36,7% M) | 2,3pp (54,0 F vs 56,3 M) |
| Italia vs EU-27 | 2,2pp (a favore dell’Italia) | 0,2pp (a favore dell’Italia) | 2,2pp |
| Italia vs sud Europa | 0,1pp (a favore dell’Italia) | 2,2pp | 1,5pp |
Interpretando i dati della Tabella 2 e 3, è evidente il persistere di un significativo divario di genere rispetto al tasso di occupazione, alla durata della vita lavorativa e al Career Prospect Index, non solo in confronto alla media complessiva degli Stati membri ma anche alla media degli Stati dell’Europa meridionale.
In conclusione, il Gender Equality Index 2024 evidenzia come il nostro Paese abbia compiuto notevoli progressi nella parità di genere rispetto al 2013, con un aumento complessivo di 15,9 punti, tra i più marcati in UE, ma presenta ancora grandissimi margini di miglioramento. Come dimostrano i dati, la performance italiana si caratterizza per forti disparità nei diversi domini, alcuni dei quali superano gli 80 punti (Salute e Denaro) mentre altri restano al di sotto della soglia dei 70 (Lavoro, Denaro, Conoscenza, Tempo, Potere). Nella dimensione Lavoro, il nostro Paese continua a registrare il punteggio più basso a livello europeo, mettendo in luce problematiche legate alla segregazione settoriale e al divario occupazionale tra uomini e donne, in particolare nelle famiglie con figli. Tale risultato negativo si lega a quello altrettanto deludente relativo alla dimensione Tempo, che riflette un’iniqua distribuzione del lavoro di cura tra uomini e donne. Alla luce di questi risultati, resta alta, dunque, la necessità di perseguire politiche per promuovere l’occupazione femminile, rafforzare le misure di conciliazione, ridurre il divario salariale, incoraggiare una cultura inclusiva e favorire una maggiore rappresentanza femminile nelle istituzioni politiche. Solo attraverso interventi strutturali sarà possibile colmare le disparità e costruire un mercato del lavoro più equo e paritario.