La parità di genere è inserita tra i principali obiettivi da tutte le principali istituzioni internazionali, come ONU e Unione Europea, e nazionali, basti pensare al fatto che la parità di genere è uno dei tre obiettivi trasversali del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. IDEM nasce nel 2020 con la missione di dare un contributo effettivo alla riduzione delle diseguaglianze di genere nelle organizzazioni, attraverso l’IDEM Index, una metrica specifica, scientificamente validata, in grado di rappresentare il livello effettivo di gender equality.
Alcuni dati sulla parità di genere nel mondo del lavoro
L’11 giugno 2025 è stata pubblicata dal World Economic Forum la diciannovesima edizione del Global Gender Gap Report. L’edizione di quest’anno ha incluso 148 Paesi, analizzando quattordici indicatori suddivisi in quattro dimensioni fondamentali: partecipazione economica e opportunità, livello di istruzione, salute e sopravvivenza, empowerment politico. Rispetto al 2024, entrano per la prima volta nel report Gabon, Papua Nuova Guinea e Trinidad & Tobago, mentre il Qatar ne esce, confermando che la copertura geografica dello studio rimane dinamica, ma anche discontinua.
Negli ultimi due anni, la velocità di chiusura del divario di genere aveva subito un preoccupante rallentamento di ritmo: si era passati dai 132 anni stimati nel 2022 per raggiungere la piena parità a livello globale ai 134 del 2024. Quest’anno, invece, è stata registrata un’inversione di tendenza positiva, con una lieve accelerazione verso la parità: il gender gap complessivo risulta ora colmato al 68,8%, con un progresso di 0,4 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Proiettando l’attuale andamento nel futuro, serviranno ancora 123 anni per raggiungere la piena parità globale – un dato che, pur segnando un miglioramento, resta comunque drammaticamente distante da un orizzonte temporale accettabile. Anche l’Italia mostra un leggero miglioramento complessivo, passando dall’87° all’85° posto a livello mondiale: nell’ultimo anno ha superato nel ranking Kazakhstan, Kenya, Paraguay, Romania, Sierra Leone, Timor-Leste e Togo, ed è stata a sua volta sorpassata da Bangladesh, El Salvador, Guatemala, Israele e Zambia.
A livello territoriale, tutte le macro-regioni registrano un incremento nei rispettivi punteggi medi, ad eccezione dell’Africa Sub-Sahariana, che arretra di 0,4 punti, e della regione che comprende Medio Oriente e Nord Africa, la cui stagnazione segnala un immobilismo strutturale. Spiccano invece i progressi dell’America del Nord (+1 punto percentuale, trainata dal Canada) e dell’Asia centrale (+0,7 punti), mentre l’Europa, pur restando una delle regioni più avanzate, si muove con lentezza (+0,1), chiudendo il gap complessivo al 75,1%.
L’analisi disaggregata per dimensioni mette in luce differenze significative. Le aree salute e sopravvivenza e livello di istruzione si attestano su livelli di quasi completa parità, rispettivamente al 96,2% e 95,1% a livello globale. La dimensione partecipazione economica e opportunità mostra un lieve miglioramento, raggiungendo il 61,0% (+0,5 rispetto al 2024), ma rimane una delle aree più critiche, evidenziando come le donne continuano a incontrare barriere sistemiche all’ingresso e alla progressione delle carriere lavorative, soprattutto nei settori più innovativi e ad alto valore aggiunto o nelle posizioni decisionali. Ancor più allarmante è la situazione dell’empowerment politico, dove la chiusura del divario si ferma appena al 22,9% – il livello più basso tra le quattro dimensioni – sebbene anche qui si registri un leggera ripresa rispetto al 2024 (+0,4). Questo dato testimonia una persistente sotto-rappresentazione femminile nei ruoli di leadership politica, suggerendo che la trasformazione dei rapporti di potere, resta il nodo più difficile da sciogliere.
Considerando i risultati dei 40 Paesi europei (compresi quindi i 24 Stati membri dell’Unione Europea), si passa dal primo posto a livello mondiale dell’Islanda, ininterrottamente in cima alla classifica dal 2009, al centotrentacinquesimo posto occupato dalla Turchia. L’Italia si trova alla trentacinquesima posizione in Europa (davanti solo a Macedonia del Nord, Romania, Cechia, Ungheria e Turchia).
Nelle Tabelle 1 e 2 sono riportati nel dettaglio i risultati del nostro Paese nelle quattro dimensioni che compongono l’indice (Tabella 1) e nei quattordici indicatori complessivi (Tabella 2) in termini di piazzamento di ranking sia a livello di UE che a livello europeo.
Tabella 1 – Performance dell’Italia per dimensione
| Dimensione | Rank (sui 27 Paesi dell’UE) | Rank (sui 40 Paesi europei) |
|---|---|---|
| Partecipazione economica e opportunità | 27° (=) | 38° |
| Rendimento scolastico | 19° (+1) | 24° |
| Salute e sopravvivenza | 16° (+2) | 23° |
| Empowerment politico | 20° (=) | 28° |
Tabella 2 – Performance dell’Italia per singolo indicatore
| Indicatore | Rank (sui 27 Paesi dell’UE) | Rank (sui 40 Paesi europei) |
|---|---|---|
| Tasso di partecipazione forza lavoro | 26° (=) | 36° |
| Equità salariale per lavori di pari valore | 27° (-5) | 38° ¹ |
| Reddito da lavoro stimato | 27° (=) | 38° |
| Donne in posizioni dirigenziali, manageriali e ruoli legislativi | 23° (=) | 31° |
| Personale con competenze tecniche e professionali | 26° (=) | 38° |
| Tasso di alfabetizzazione | 1° ² (+21) | 1° |
| Iscrizione all'istruzione primaria | 20° ³ (-1) | 29° ⁴ |
| Iscrizione all'istruzione secondaria | 18° (+2) | 26° |
| Iscrizione all'istruzione terziaria | 1° (=) | 1° ⁵ |
| Rapporto maschi/femmine alla nascita | 1° (=) | 1° |
| Aspettativa di vita in buona salute | 18° (+2) | 27° |
| Donne in parlamento | 13° (+1) | 22° |
| Donne ministre | 17° (+2) | 25° |
| Rapporto donna/uomo anni capo di Stato | 15° (+2) | 24° |
Nota 1: Dato non disponibile per la Bielorussia
Nota 2: in tutti i 26 Paesi dell’Unione Europea, a parte la Bulgaria, il gap nel tasso di alfabetizzazione è chiuso
Nota 3: dato non disponibile per Croazia e Irlanda
Nota 4: dato non disponibile, oltre che per Croazia e Irlanda, nemmeno per la Moldova
Nota 5: in tutti i 40 Paesi europei il gap nel tasso di iscrizione al livello di istruzione terziaria è chiuso
L’analisi dei dati riportati nelle due tabelle evidenzia come la situazione italiana resti pressoché immutata nelle quattro dimensioni esaminate, con tenui segnali di miglioramento unicamente nelle aree relative al rendimento scolastico e alla salute e sopravvivenza. Tuttavia, anche in questi ambiti l’Italia non si colloca tra i Paesi più virtuosi, confermando una performance complessivamente mediocre. Le criticità maggiori continuano a concentrarsi nelle due dimensioni storicamente più problematiche: la partecipazione economica e opportunità e l’empowerment politico. In particolare, è la prima a rappresentare il nodo più allarmante. L’Italia si posiziona all’ultimo posto tra i Paesi dell’Unione Europea per partecipazione economica e opportunità, occupando il 38º posto tra i Paesi europei (superando solo Macedonia del Nord e Turchia) e scivolando al 117º posto su scala globale, con un peggioramento di sei posizioni rispetto all’anno precedente. Questo deludente risultato è il riflesso di performance ampiamente inferiori alla media in tutti e cinque gli indicatori che compongono la dimensione. In particolare, gli indicatori con il divario maggiore rispetto agli altri Paesi sono il reddito da lavoro, con un dato medio di $ 67.520 per gli uomini e $ 38.300 per le donne, e la parità salariale per lavori di pari valore, dove l’Italia registra un calo di cinque posizioni rispetto all’anno precedente. In entrambi questi indicatori il nostro Paese è all’ultimo posto tra gli Stati membri dell’Unione Europea.
Tabella 3 – Performance dell’Italia per singolo sotto-indicatore della dimensione partecipazione economica ed opportunità e posizionamento su scala globale
| Sotto-indicatore | Rank (sui 148 Paesi) | Gender gap colmato |
|---|---|---|
| Tasso di partecipazione forza lavoro | 99° | 79,6% |
| Equità salariale per lavori di pari valore | 114° | 55,0% |
| Reddito da lavoro stimato | 104° | 56,7% |
| Donne in posizioni dirigenziali, manageriali e ruoli legislativi | 94° | 38,8% |
| Personale con competenze tecniche e professionali | 88° | 86,3% |
Il Global Gender Gap Report 2025 restituisce un quadro in cui i progressi verso la parità di genere, seppur presenti, restano lenti e disomogenei. L’Italia, in particolare, continua a evidenziare un disallineamento tra il potenziale formativo delle donne e la loro effettiva inclusione nei processi economici e decisionali.
In questo contesto, è evidente che la responsabilità del cambiamento non può ricadere esclusivamente sul settore privato. Le aziende, pur rappresentando un importante motore di innovazione sociale, non possono sostituirsi al ruolo delle istituzioni nel rimuovere gli ostacoli sistemici alla parità di genere. Sono indispensabili politiche pubbliche coordinate, stabili e ambiziose, in grado di sostenere, incentivare e accompagnare le trasformazioni culturali ed economiche necessarie. Per questo motivo, la parità di genere non può dipendere dalla buona volontà dei singoli attori, ma deve essere riconosciuta come una priorità strategica per la crescita equa e sostenibile del Paese.