La paritu00e0 di genere u00e8 inserita tra i principali obiettivi da tutte le principali istituzioni internazionali, come ONU e Unione Europea, e nazionali, basti pensare al fatto che la paritu00e0 di genere u00e8 uno dei tre obiettivi trasversali del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. IDEM nasce nel 2020 con la missione di dare un contributo effettivo alla riduzione delle diseguaglianze di genere nelle organizzazioni, attraverso lu2019IDEM Index, una metrica specifica, scientificamente validata, in grado di rappresentare il livello effettivo di gender equality.
nAlcuni dati sulla paritu00e0 di genere nel mondo del lavoro
Cominciamo con una tua breve presentazione…
Sono Valentina Balestri, People and Culture Director di Jump. Cosa faccio? Più di tutto, cerco di prendermi cura delle persone che, sono certa, essere la chiave per il benessere e il successo della nostra azienda. Mi impegno per creare un ambiente in cui colleghe e colleghi si sentano ascoltati, valorizzati, supportati, sia professionalmente che personalmente. Credo che il rispetto reciproco, la trasparenza comunicativa, l’ascolto – e la gentilezza – siano gli ingredienti per promuovere una cultura aziendale positiva, dove la voglia di costruire qualcosa di bello insieme possa trasformare il lavoro in una reale occasione di crescita, soddisfazione e realizzazione.
E di quella della tua organizzazione…
Jump è la Digital Creative Company romagnola, con una seconda sede operativa a Milano, che ha l’obiettivo di guidare le persone e le imprese nell’evoluzione tecnologica e sociale che stiamo vivendo, disegnando strategie digitali innovative in grado di raggiungere obiettivi di marketing e performance concreti e misurabili.
In che modo la leadership aziendale supporta le politiche di parità di genere? C’è un impegno visibile da parte delle figure manager?
In Jump la cultura aziendale è qualcosa di vivo e quotidiano che evolve, cresce, migliora e soprattutto, si radica nella mente (e nel cuore) delle persone, dal tirocinante appena arrivato ai membri del board.
L’impegno della leadership, infatti, non è mai stato un semplice “approvare le iniziative”, ma si è sempre tradotto in azioni concrete e soprattutto coerenti, non solo alla cultura aziendale ma proprio alle esperienze di vita di ognuno di loro. Dico sempre che la nostra è una “direzione illuminata” e lo penso davvero: sono persone che sanno ascoltare, comprendere e vedere, caratteristiche queste che vanno ben oltre le porte di un ufficio.
Faccio un esempio che ci descrive benissimo: in Jump la figura del People Director è stata fortemente voluta, nonostante sia solitamente un ruolo necessario in aziende dalle 200 persone in su. Questo perché è una figura abbastanza trasversale, che non si limita alle questioni HR ma va ben oltre: il mio lavoro consiste nel prendermi cura delle persone e dell’ambiente in cui lavorano. Noi in Jump siamo circa una cinquantina ma questo non ci ha fermato, anzi: per crescere ancora, il board voleva essere certo di continuare a mettere le persone al centro, e così mi ha scelta per poter seguire questa evoluzione con dedizione.
Un altro esempio – che vale più di mille altre parole – coinvolge me personalmente: l’anno scorso, poco prima di andare in maternità, invece di vedere congelata o rallentata la mia carriera professionale, sono stata nuovamente promossa. Dovrebbe essere scontato, ma spesso, purtroppo ancora oggi, non lo è. Questo dimostra concretamente come la leadership non consideri la genitorialità o la vita privata un ostacolo, ma valorizzi la persona e la professionalità prima di tutto, creando un ambiente davvero paritario e inclusivo.
Cosa pensavi fosse “solo forma” e invece era sostanza?
Prima di intraprendere il percorso formale per la Certificazione per la Parità di Genere (UNI/PdR 125), il rischio di percepire la parte documentale come una mera formalità o burocrazia c’era. Invece ci siamo accorti che formalizzare i processi – promuovendo la neutralità di genere nei nostri annunci di selezione, la stesura di policy chiare, il monitoraggio dei dati di carriera e formazione, la condivisione di workshop strutturati e soprattutto avere ben chiaro un piano strategico definito con azioni e budget annuali – ci ha costretti a mettere a terra standard rigorosi, trasparenti e misurabili. Quella che poteva sembrare “forma” è diventata l’impalcatura che protegge i nostri valori da qualsiasi bias inespresso o automatismo. Ancora oggi ringrazio IDEM e in particolare Filippo, per averci guidato in questo processo, per nulla semplice.
Qual è l’iniziativa di cui vai più orgogliosa?
Sono orgogliosa dell’evoluzione che Jump ha avuto negli ultimi due anni: abbiamo coinvolto il team in diversi workshop dedicati al linguaggio non discriminatorio, all’accessibilità e al saper dare e ricevere feedback (capacità fondamentale quando si lavora insieme). Vedere le persone che lavorano in Jump – dai tirocinanti alle figure senior – in un clima aperto, sicuro e libero da qualsiasi discriminazione è davvero un’enorme soddisfazione.
Però, la cosa di cui vado più fiera è che Jump dal 2025 ha scelto di avere uno psicologo a disposizione gratuitamente in azienda. Questo significa che ogni persona – e anche i suoi familiari – possono contare sull’aiuto di un professionista, per preservare il proprio benessere emotivo.
In che modo le politiche di parità di genere nella tua azienda si sono estese ad altre forme di diversità?
La parità di genere è stata per noi il grande apripista verso un concetto più ampio di Diversity & Inclusion. Non ci siamo fermati alla sola dimensione di genere ma continuiamo a promuovere percorsi formativi interni orientati all’inclusione, all’accessibilità e al superamento dei pregiudizi (ad esempio per il prossimo mese è già stato organizzato un workshop sulla violenza di genere). Inoltre, supportiamo concretamente i giovani e gli studenti attraverso tirocini formativi, creando contesti di mentorship e crescita etica, ma soprattutto, come già accennato, tuteliamo il benessere psicofisico delle persone, non solo grazie allo psicologo in azienda ma garantendo flessibilità e un ascolto continuo per chi ha esigenze specifiche o impegni legati alla cura personale e familiare.
Cosa è più difficile da misurare, ma fondamentale da osservare?
La fiducia e, aggiungerei, anche il senso di sicurezza psicologica. Se una persona è serena nel condividere una necessità personale, se si sente tranquilla nel raccontarci con naturalezza un bisogno, allora significa che sa che verrà capita, accolta e protetta. E questo non si legge su un foglio excel o su un grafico, ma si respira nell’aria e si nota dal sorriso con cui le persone vengono al lavoro ogni giorno.